“TRIESTE NEXT”: LA NOIA A PESO D’ORO

Un bel cesso d’oro dove buttare i nostri soldi

Un po’ di cifre da capogiro per la manifestazione più noiosa degli ultimi 30 anni.
(Fonte: Il Piccolo di martedì 2 ottobre 2012)

L’intera operazione è costata circa 550.000/600.000 Euro.

300.000 li hanno messi delle aziende private che hanno deciso di investire  in Trieste Next.
Di questi:
60.000 Eurocirca in viaggi, vitto e alloggio per relatori, giornalisti, ospiti di prestigio, ed operatività dello staff che ha operato su Trieste negli ultimi 8 mesi per preparare la manifestazione“… caretti ‘sti ospiti, manco fossero delle rockstar… a proposito chi erano? boh…
– 30.000 Euro in “attrezzature tecniche e materiali“… alla faccia delle attrezzature… chissà che fine hanno fatto…
–  oltre 100.000 Euroin promozione pubblicitaria di Trieste Next sui media nazionali“… proprio spesi bene… complimenti eh!
110.000 Euro sono andati “per coprire interamente i costi di personale dello staff composto da 20 persone che ha curato l’intera manifestazione“… MA COME?!?! I volontari non li pagavano un Euro dicendo che era un’occasione per fare esperienza e abbiamo già letto che parte dei 60.000 precedenti sono andati per “l’operatività dello staff che ha operato su Trieste negli ultimi 8 mesi per preparare la manifestazione”: quindi???

Ma ok, questi soldi li hanno cacciati fuori dei privati per cui cazzi loro.
Vediamo i 250.000/300.000 che ha messo il Comune, CIOE’ CHE ABBIAMO MESSO NOI.

-250.000/300.000 Euro hanno coperto i costi “di tutte le strutture, dalla tensostruttura di piazza Unità a quello di tutte le sale utilizzate.”

E’ una presa per il culo, vero?
E’ uno scherzo???
Quella tensostruttura misera in Piazza Unità e qualche sala 250.000 euro???
MAVAFFANCULO-PUNTO-ESCLAMATIVO.
E si eh!

Quando questi pezzi di merda vi parlano di Crisi, mandateli a fanculo.
La Crisi esiste solo per noi stronzi: per i loro giocattoli inutili i soldi li hanno.
Per manifestazioni terrificanti come questa che riescono a scontentare tutte le categorie possibili, a partire dagli albergatori, i soldi li trovano.

E non è finita qui.
Pensano già alla prossima edizione.
Se non ce li togliamo dai coglioni, siamo condannati a subirci questa porcata ogni autunno finché restano in carica.

Per favore: FERMIAMOLI.

Contrassegnato da tag , , , , , ,

PERSEVERARE AUTEM DIABOLICUM

Fanculo.

“Mamma mamma cos’è era? Hai sentito anche tu?”
“Ma niente, sarà il solito ubriaco drogato…”

1. Ora
Da qui vedo la città illuminata.
Fa più freddo del solito e sta cominciando a piovere.
Ma è’ l’unica cosa che posso fare.
La terrazza sul tetto del Centro Commerciale è deserta e buia.
Chiudo gli occhi.
La città là sotto scompare.
Respiro a fondo.

2. Errare humanum est
E’ cominciato tutto con un’occhiata distratta.
Nel box trasparente illuminato ci sono decine di “Leone il Cane Fifone” in peluche.
Sono bellissimi e fucsia.
Con quelle gru non si prende mai nulla, matematico.
Una bambina cinese prova al box vicino.
Il suo obiettivo è un personaggio che non conosco che sembra Crazy Frog con un mefisto da aviatore o una roba simile.
La gru scende.
Prende Crazy Frog e lo porta in alto.
Tipico.
E poi lo molla giù.
Ancora più tipico.
Ingenua e stolta cinesina che ti fai fregare dai miraggi occidentali quando imparerai la lezione?
Ho delle monete in tasca.
Leone il Cane Fifone.
Ok buttiamo un po’ di monete a cazzo che ho tempo, ma tanto non lo prendo.
Infatti le butto proprio a cazzo e non lo prendo.
Ma io lo so che è un’inculata: ne sono conscio.
Era tanto per.
Va bene andiamo va’.
Oh aspetta! che arriva un bambino che vuole un maiale verde di Angry Birds.
Il papà cerca spiccioli.
“Ok ma solo un giro eh!”
Parte la gru.
Afferra il maiale verde.
Lo porta in alto.
E adesso…
Adesso un cazzo.
Lo porta verso l’apertura e glielo molla dentro.
Il bambino urla di felicità.
Il papà gli mostra un palmo.
“MA DAME UN CINQUE ALTOOO!!!”
A me viene in mente solo cosa sola.
OMICIDIO.
Scritto a lettere verdi come quei maiali di merda di Angry Birds.

2. Perseverare autem diabolicum
Di nuovo al Centro Commerciale a fare moneta per la cassa del club.
Ho anche un paio di euri così sparsi per le tasche.
E c’è un Leone Cane Fifone proprio sul bordo.
No dai.
Però…
Però.
Uno due massimo tre colpi di gru ed è mio cazzo.
Il bambino dell’altra volta al primo colpo s’è fatto il maiale.
Io mi do tre colpi massimo per il Cane Fifone.
Primo colpo: preso e mollato, sempre più sul orlo.
Secondo colpo: la gru scivola sul bordo, merda!
Terzo colpo: lo prende e lo sposta ancora ma non cade! Millimentri cazzo!!!
Due tipi mi guardano da dietro.
Sperano che molli.
Ma col cazzo che mollo.
E magari ve lo lascio a voi, sì certo!
Cambio moneta.
Mio! Vai!
La gru scende e lo tira su.
Ecco…
Ecco…
Vai…
DOVE CAZZO VAI????
INDIETROOO???
MA GRANDE PEZZO DI MERDA!!!
MA IO NON TI MOLLO.
RUSPA-PRESA-CADE-CAZZO-RIRUSPA-SPOSTAMENTO-MERDA-
FASTIDIO-RITENTA-ADESSO SI’!!!-MA NOOO-MA CAZZO!
Esonoinfrenesiatotalecambiomonetecomesenoncifosseundomani
perchècazzostamerdadicanefifonestaseratornaacasaconmenonme
nestrasbatteunaminchiaèunaquestionediprincipioladritruffatorima
velabuttoioinculotestedicazzoevienidaivienivienivienivienivieniiiii.
Tilt totale. TILT TOTALE.
Ho un caldo porco, sto sudando come un cinghiale impazzito
e fanculo me lo compravo sto Cane di Merda coi soldi che ci ho messo.
No ok basta.
Mollo.
Famigliola croata o slovena o serba o che cazzo ne so alle mie spalle.
Vogliono giocare.
Ha! Coglioni!
I bambini sono troppo piccoli.
Il papà muove la ruspa.
Prende il Cane e la ruspa lo molla.
Ha ha ha tiè!
Riprova: la gru scende lo prende e lo trascina.
Lo molla.
LO MOLLA A UN MILLIMETRO.
Andatevene andatevene andatevene tornate al vostro paese andatevene
lasciatemelo andetevene non voglio guardare non voglio guardare.
DEVO GUARDARE.

Il papà infila il gettone.

La gru scende: basta un tocco e il Cane cade nel buco.

Preso.

Tutta la famiglia grida di gioia: si abbracciano e saltano e ridono.
Ho voglia di piangere.
Mi dirigo come un automa verso l’ascensore.

4.Ora. Again.
Piccole gocce di pioggia fredde sul viso.
Sono pronto.
E’ il momento.
Lo sento salire dalle viscere, attraversa i polmoni, sale su per la gola.
E’ in bocca.
Esplode.
“MA DIO PORCOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO DIO PORCO DIO PORCO
DIO PORCOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO CAN DE DIO PORCO
DIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
BASTARDO MERDA DE DIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
OOOOOOOOOOOOOOOOOOOoooooooooooooooooooooooo……………………………..”

Silenzio.

Ritrovo la mia compostezza.
E’ ora di andare.

Contrassegnato da tag , , , ,

TVIESTE NEXT: VOI NON POTEVATE CAPIVE

Questi stanno sovvidendo! Non evano a Tvieste Next!
Foto ingannevole: toglieve subito!

Eva ovvio che potevate capive niente del vevo spivito di questa manifestazione.
Dopo anni di sagve dela savdela e di bavacchette con le luganighe voi tviestini mediocvi non potevate coglieve la gvandezza e la povtata di
un evento così pvestigioso.

E’ costato 600.000 Euvo e la metà li ha messi il Comune, un Comune illuminato e covaggioso.
Avvebbe potuto andave sul sicuvo spendendone solo 100.000 come hanno fatto a Govizia con le bavacche con la povchetta e la polenta:
fvotte di ignovanti tevva-tevva savebbevo accovsi in massa con i boccali di bivva in mano tutti ontolati di luganighe.
Spendi 100.000 con le luganighe e fai 100.000 pevsone.
Noi abbiamo speso 600.000 e fatto 30.000: è un gvande successo pev la Cultuva.
Bivva e bavacchette non è la nostva idea di una Tvieste euvopea e chic che tovna gvande.

Noi giochiamo con le suggestioni.
Vi facciamo immaginave di mangiave i bacoli, ma solo immaginave: una gesto concettuale, astvatto.
Volevamo una comunicazione minimale ma costosissima: non si doveva capive subito, bisognava applicavsi, studiave, intevessavsi.
Usave la fantasia, il cevvello e la lente d’ingvadimento.

Gli albevgatovi si sono lamentati che la gente non dovmiva negli albevghi: ma cavi albevgatovi, cavi albegavtovi, la gente dovmiva
divettamente ai convegni duvante il giovno.
Si sono fatti tutti delle gvandi spavate, anche il nostvo Sindaco, cullati da queste confevenze mevavigliose.

Non siamo elitavi: non commettete l’evvove di pensave che siamo elitavi e snob.
Noi siamo solo attenti ai valovi vevi come l’amicizia.
Infatti queste manifestazioni le facciamo tva noi amici pev i nostvi amici.
L’amicizia non è un valove che si può tvaduvve in denavo: se un tuo amico ti chiede di più per favti un lavovo, tu glielo affidi
pevché l’amicizia viene pvima di tutto.
E’ così volgave sempve questo fave in conti in tasca quando si pavla di amicizia.

Se voi non foste così infeviovi potveste esseve anche voi nostvi amici ma come fate se voi siete là sotto e noi qui in alto?
Noi pavliamo con voi ma voi non sentite pevché siete tanto in basso.
Vi aspettiamo qua su: abbiamo sempve bisogno di camevievi che devono fave espevienza.
Non vi chiedevemo un soldo per lasciavvi fave i camevievi nei nostvi salotti.

Siete sempve i benvenuti.
L’ingvesso per la sevvitù pev voi è sempve apevto.

Contrassegnato da tag , , , , , ,

VOGLIO DIVENTARE UN VIAGGIATORE ASTRALE!

A due anni di distanza, riecco le stesse conferenze

La proiezione astrale mi ha sempre preso benissimo.
Immaginate di poter andare dove volete, tipo a vedere cosa succede nella camera da letto di Megan Fox, o nella sala prove di Thom Yorke.
O a vedervi un’aurora boreale o gli accoppiamenti dei pinguini in Antartide o i testoni dell’Isola di Pasqua.
MA – e qui sta la figata- SENZA DOVERVI MUOVERE DAL DIVANO E SENZA SPENDERE MEZZO EURO.
Ci andate IN ASTRALE.
Il vostro corpo fisico giace come addormentato nel vostro soggiorno disordinato ma il vostro corpo astrale è in una suite a Las Vegas con Megan Fox
che ha appena finito di fare la doccia.
Non male no?

Peccato che non sia mai riuscito a capire come si faccia, nonostante esistano diverse persone che asseriscono non solo di viaggiare così ma anche di poter insegnare a farlo.
A pagamento, s’intende.
Ma fanculo!: se mi insegni, te li do volentieri perché è un investimento sicuro.

Due anni fa in questo periodo a Trieste trovai un volantino come quello che vedete nella foto.
Preciso identico. Stessa conferenza e stesso posto.
Decisi di andarci: che fosse la volta buona?

La sala del Goethe Institut era piena come un uovo, roba da duecento persone.
Ottimo.

Ottimo un cazzo in realtà perché la conferenza era un pippone micidiale a base delle solite menate buttate dentro a cazzo di cane: corpi sottili, la Realtà non
è quello che sembra, la fisica quantistica, altri mondi, il web e le sue innovazioni, una nuova consapevolezza, e roba così.
Insomma due maroni.
Finché il relatore non se ne uscì con la frase che mi svoltò la serata:

“… e così, dopo aver fatto questo corso, potrete ad esempio andare a trovare i vostri parenti che vivono mettiamo in America Latina, insomma potrete andare dove volete!”

Non riuscì a stare zitto ed alzai la manina.

“Mi scusi, ma quindi lei afferma che si può viaggiare in astrale nel mondo fisico?”
“Certamente!”
“E’ straordinario! Potrebbe avere delle implicazioni incredibili sotto tantissimi punti di vista!”
“Eh sì!”
“Senta, ma se io le dicessi di venire questa sera a casa mia in astrale, lei potrebbe venirci e domani dirmi ad esempio com’ero vestito o che libro stavo leggendo?”
“Certo, sì, potrei farlo.”
“E’ bellissimo! Senta, se facciamo questo esperimento e riesce, io non solo mi iscrivo al corso ma dono 2.000 Euro all’associazione! Lo facciamo?”

Il tipo fa una faccia strana.
La gente mugugna.
Poi sorride e dice:

“Non funziona così.”
“In che senso scusi?”
“Nel senso che se lei non ci crede, se ha bisogno di queste prove, allora non è ancora spiritualmente pronto.”
“Ma io vorrei solo capire se lei è in grado di fare ciò che afferma di saper fare: tutto qui.”
Appunto. Lei è ancora troppo legato a schemi materiali e non è ancora pronto per queste cose.”

Cominciai a sentirmi preso per il culo e quindi risposi:
“O forse lei non è in gr-”
“E basta! Dai falla finita” mi gridò qualcuno del pubblico.
Manco per il cazzo: andai avanti.
“O forse lei non è in grado di fare nulla di tutto questo!”
“Certo che sono in grado.”
“Bene. Me lo provi.”
“Non funziona così: io non devo dimostrare niente a nessuno.”
“Qual è il suo problema a darmene una dimostrazione?”
“Non devo darla a lei!”
“Non è che non deve, lei NON PUO’. Perché è un bugiardo!

A questo punto, gazzarra totale tra il pubblico tra uno sparuto avamposto di scettici e una maggioranza di seguaci infastiditi.
“Se resta fino alla fine glielo spiego in privato” mi disse.
Ovviamente rimasi.

Il colloquio post-conferenza fu ancora più avvilente per lui.

“Si rende conto” – gli dissi – “Che secondo la sua logica, io allora potrei dirle che ho un brontosauro vivo che pascola in un campo a Basovizza e lei dovrebbe credermi?”
“No che non dovrei: i brontosauri sono estinti!”
“Il mio no. E’ sopravvissuto!”
“Non è vero!”
“E perché?”
“Perché si sa che dinosauri sono estinti!”
“Se è per questo si sa anche che non esistono prove della proiezione astrale!”
“Esistono eccome: ci sono libri su libri!”
“E quindi?”
“E quindi è vero!”
“Ma come ‘quindi è vero!’ Allora esiste anche Harry Potter perché ci sono dei libri che parlano di lui!”
“E’ diverso! Sono cose diverse!”
“Ah sì? E dove sta la differenza?”
“Nel fatto che viaggiare in astrale è possibile ed Harry Potter non esiste!”
“Mi dimostri che è possibile viaggiare in astrale!”
“Io non devo dimostrarle niente!”

Insomma, avete capito, PACCO TOTALE.

Io però non mi do per vinto.
Se c’è qualche viaggiatore astrale fra voi mi contatti.
I miei soldi ce li ho e son pronto a investirli.

Astenersi perditempo.

Contrassegnato da tag , , , , ,

MI FANNO MALE I PIEDI (Appunti dal concerto dei Radiohead a Villa Manin)

Niente foto di merda ai concerti grazie.

Non mi veniva un titolo e così mi affido alle mie sensazioni corporee immediate.
Mi fanno male i piedi perché dopo una settimana da Nike Air Max le Adidas sono scomode.
Ma non volevo infangare le Nike.

Pensavamo piovesse.
Invece non piovette.

A parte qualche minuto, prima che suonassero i Radiohead.

Il pubblico dei Radiohead è over 30, perlopiù.
Il pubblico dei Radiohead, alcuni perlomeno, una volta si drogava ma ora non più.
Il pubblico dei Radiohead è gente che ha messo la testa a posto o sta per farlo.
O magari non lo farà mai (speriamo) e d’un tratto mollerà tutto ed andrà ai Tropici e suonerà No Suprises con l’ukulele.

I maschi sono un po’ calvi, hanno la barba di qualche giorno e portano gli occhiali.
Le femmine non sono calve, non hanno la barba ma portano anche loro occhiali.
Ma non da hipster.
Il pubblico dei Radiohead non è hipster.
Non è particolarmente alla moda.
E’ tranquillo e fa acquisti al banchetto del merchandising comodamente con il bancomat.

Il merchandising dei Radiohead è caro ma è meglio che investire in titoli di Stato: qualunque minchiata basta che la lasci
perfetta così com’è e poi la rivendi fra qualche anno a 10 volte il prezzo che l’hai pagata.

Lo spettacolo dal punto di vista audio è stupefacente: limpido e cristallino, impeccabile.
Dal punto di vista visivo è una goduria totale: i Radiohead sembrano insetti sotto un muro luminoso alto una cinquantina di metri
che esplode di colori come se fosse un uno spettacolo di fuochi d’artificio visti sotto mescalina da un pittore cubista preso bene.
La band è scomposta in schegge video sospese nel vuoto, i punti di vista si moltiplicano all’impazzata.
Paura.
Pura bellezza.

Pura bellezza che schiere di decerebrati si illudono di immortalare e portarsela a casa dentro un Nokia scrauso.
Ma cazzo stai lì col telefonino o la macchinina fotografica: non hai capito che viene una merda e che quando riguarderai quelle
pessime immagini non ritroverai la magia che potevi goderti appieno lì invece di stare come uno spaventapasserri col telefonino in aria?

Tornando a noi, molti pezzi del periodo post Amnesiac a me personalmente mi triturano i maroni: li trovo inconcludenti, poco incisivi.
Uno show composto esclusivamente di materiale dai dischi da Amnesiac compreso andando a ritroso avrebbe fatto piangere di gioia l’intero pubblico.
Non menatevela: vi vedevo sbadigliare anche a voi e pure più volte.
Certi brani non hanno ragione d’essere: sono, se non proprio fuffa, diciamo tappezzeria.

Però ho goduto.
Su alcuni classiconi ho goduto sul serio e bastavano quei tre pezzi per dire: “Sì cazzo Thom vieni qui che ti limono anche se hai un occhio sguercio!”

I concerti così grossi a me lasciano sempre piuttosto indifferente perché li trovo freddi: mi piace il contatto quasi fisico con chi suona.
Ma qua, pochi cazzi, qua eravamo ad un livello superiore.
Qua a tratti veramente pelle d’oca.
Qua mi sentivo una mano fredda che mi accarezzava la spina dorsale e non erano dei gay udinesi.

Sì ma poi cioè:
“All these things we’ll one day swallow whole/ And fade out again and fade out again/Immerse your soul in love
IMMERSE YOUR SOUL IN LOVE”

Mi basta.

Contrassegnato da tag , , , , , ,

NEL REGNO DELLA STRONZA

Il Regno della stronza

L’altro giorno vado in Tribunale.
Ero stato convocato al telefono un decina di giorni prima.

Toc Toc.
“Avanti”
“Buongiorno, ho ricevuto una vostra telefonata in merito all’udienza xxxxx prevista per lunedì 24.”
“E lei viene oggi?”
“Beh, mancano 4 giorni… Sono venuto oggi.”
“Mi pareva di averle detto di venire prima possibile.”
“Per me ‘prima possibile‘ era oggi, e tra l’altro sono nei termini.”
“E’ fortunato lei. E se io avessi già passato tutto al giudice?”
“Eh… non so che dirle…”
“Non si viene 4 giorni prima!
“Lei non mi ha dato nessuna scadenza a parte la data dell’udienza.”
“Beh ma certo! E’ ovvio che bisogna venire prima!”
“E sì, guardi, proprio ovvio…”
“Va bene compili questo (modulo fotocopiato mille volte con caratteri incomprensibili)”

(… compilo…)

“Ecco fatto.”
“Bene. Questo è per lei. Venga lunedì alle 10.45 per l’udienza.”
“A dir la verità, io lunedì non posso e non mi è stato mai detto che avrei dovuto presenziare.”
“Non so cosa dirle.”
“Neanch’io. Quindi? Cosa devo fare?”
“Non ne ho idea.”
“Ok. se non lo sa lei, mi dica a chi devo chiedere.”
“Non lo so.”
“… Ok… Ma quindi???”
“Non so scriva che non può venire e porti qui lunedì questo documento in cui dice che non può venire.”
“Mi scusi, ma le ho detto che lunedì non posso… se potessi venire qui lunedì, andrei all’udienza e non a portarle il documento, no?”
“Cosa vuole che sappia io?”
“Le ripeto: se non lo sa, mi dica chi sa queste cose.”
“Probabilmente il giudice le sa.”
“Bene, mi faccia parl-”
“Oggi il giudice non c’è.”

(Ci guardiamo con sguardi carichi d’odio)

“Mi dia carta e penna: le scrivo io adesso il documento e lei lo mette agli atti e lo dà al giudice lunedì, va bene?”
“E va bene, ah.”
(Mi butta là un foglio e una biro. Scrivo e le riconsegno)
“Ecco fatto.”
“Bene. Arrivederci.”
“Ma ‘arrivederci’ cosa??? Lo protocollerà e lo metterà agli atti dandomene copia no?”
“Non ho la fotocopiatrice.”
“Ok, allora ne trovi una, perché io, senza una copia di quello che le deposito, di qua non mi muovo.”

(Incazzata come una biscia, la Stronza mi strappa di mano il documento e va nella stanza accanto.
Rumore di fotocopiatrice in funzione mista a improperi)

“Tenga qua”
“Grazie mille signora, le auguro una splendida giornata!”

True story.

Contrassegnato da tag , ,

APPUNTI DAL CHOMSKY DAY

(Prego notare la A che si congiunge con la M)

“The minimalist program and language acquisition” come Lectio Magistralis alle 10.30 di mattina è molto, molto interessante ma seguirsela in inglese sono cazzi.

Ma proprio cazzi.

La tipa che era seduta vicino a Chomsky sul palco alla SISSA assomigliava in modo davvero inquietante a Yoda.

La nuova sede della SISSA è a dir poco meravigliosa: un gioiello che brillava al sole di settembre.

Sembrava di essere in un campus americano o a un casting per The Big Bang Theory.

Nell’Aula Magna invece non c’era campo e neppure wifi.

L’organizzazione era impeccabile: facevo fatica a pensare che fossimo in Italia.

Ottima l’idea di promuovere l’evento in modo molto pop con tanto di banchetto del merchandising con le t-shirt dei due appuntamenti triestini, tipo Noam Chomsky Trieste Tour 2012.

Magistrale tocco snob che fa tanto sinistra dal gusto raffinato: la A di NoAm che si congiunge armoniosamente con la M di ChoMsky, a sua volta perfettamente allineata con la M di sopra (vedi immagine)

Tu, grafico che hai creato questo logo: sei un genio.
Con un semplice dettaglio sei riuscito a raccontare tutta l’incolmabile distanza antropologica tra la sinistra e la plebe gente

Tu invece, tipo seduto dietro di me in Aula Magna stamattina che ti rattristavi per non essere riuscito a registrarti per l’incontro del pomeriggio e speravi che rinunciassi al posto
al Rossetti per andarci tu al posto mio, sappi che poi alla fine al Rossetti ci sono andato.
Ahimè.

Non è vero che in Italia non si possono fare delle file ordinate: il pubblico di Chomsky fa file molto ordinate.

Gli architetti che progettano le platee dei teatri o sono dei sadici o pensano che gli amanti della prosa siano perlopiù affetti da nanismo.

Il Sindaco Cosolini non dovrebbe mai pronunciare la parola “AppVopViaVsi” o parole con più di una “r”.

L’interprete che sentivo in cuffia ansimava ed aveva una voce erotica. Purtroppo poi è stata sostituita da un ragazzo con un leggero accento da fuorisede veneto.

Twittavo perché sennò mi addormentavo.

Tutta la conferenza in un tweet: “USA e Israele sono più cattivi dell’Iran e al mondo ci sono moltissimi poveri e pochissimi ricchi!”

Noam – ma cristo di un dio! – ok che era un evento mainstream ma chi pensavi di trovarti davanti oggi?
I protagonisti di Jersey Shore?
Snooki?
Gente che è rimasta chiusa in una caverna negli ultimi vent’anni?

Perché di solito alle conferenze di pomeriggio non c’è mai un cazzo di nessuno e oggi c’era il mondo?

Scappando dal teatro durante il Question Time e vedendo la gente per strada che si faceva beatamente i cazzi propri (probabilmente ignorando del tutto anche solo l’esistenza di Chomsky) ho avuto il dubbio che avessero ragione loro a fottersene.

Poi quando sono arrivato al supermercato bello fresco pieno di cose colorate buonissime, il dubbio è scomparso: hanno veramente ragione loro.

E l’Iran?

Ma ‘sti cazzi???

Contrassegnato da tag , , , , ,

QUELLO CHE COSOLINI NON RACCONTA SU HERA

Acqua Rossa a Trieste? NO GRAZIE!

Una delle questioni fondamentali sull’inglobamento di Acegas da parte di Hera riguarda il discorso acqua pubblica.

“SE ACEGAS VIENE INGLOBATA DA HERA, L’ACQUA RESTA PUBBLICA?”

La risposta è “SI’! RESTA PUBBLICA”

MA ATTENZIONE!!!
HERA E’ SI’ UN’AZIENDA PREVALENTEMENTE PUBBLICA, MA HA UNA PRECISA CONNOTAZIONE POLITICA.
HERA E’ UNO STRUMENTO DEL CAPITALISMO ROSSO DELLE COOP DELL’EMILIA ROMAGNA.

Dal momento che gli ex-post-compagni proprio non ce la fanno a sopportare che qualcuno dica la propria versione dei fatti e cercano di tappargli la bocca, Hera ha portato in Tribunale un libro “Il Capitalismo Rosso – indagine sulle Coop” che nel 2006 venne distribuito come allegato al settimanale Panorama ed ha cercato di beccarsi un risarcimento di 550.000 Euro.
Peccato gli sia andata malissimo ed abbia perso, facendo una grande figura di merda.
Il Tribunale di Milano, nella figura del giudice Angela Bernardini ha certificato che:

«La visura camerale avalla l’affermata componente politica di Hera”  (componente PD, ovviamente)

e che è VERO che:

«Il sistema Legacoop è tutt’altro che buonista e ha ben poco a che fare con la sua origine solidaristica.
È piuttosto un mostro economico, un esempio da manuale di collateralismo tra politica e affari, un caso gigantesco di conflitto di interessi che vede in un ruolo chiave il maggior partito politico della sinistra»

l’Amministrazione Comunale di Trieste in mano al PD di Cosolini:
a) Evidenzia sempre il fatto che l’acqua con Hera resterebbe pubblica
b) Non parla mai dei risvolti politici dell’operazione di inglobamento
c) Ha così fretta di sottrarre Acegas a Trieste ed ai triestini perché è un bottino ghiottissimo
d) Si può avvalere dell’appoggio servile di certi sindacati

HANNO FRETTA DI RINCHIUDERE UNA PROPRIETA’ DEL COMUNE DI TRIESTE NELLA CASSAFORTE DEL PD, IL PARTITO DEL SINDACO.
HANNO FRETTA DI BLINDARE ACQUA E SERVIZI ESSENZIALI E SOTTRARLI ALLA COMUNITA’ PER DARLI AL LORO PARTITO.

COME TRIESTINI, POSSIAMO E DOBBIAMO FERMARE QUESTA OPERAZIONE.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

“LA GENTE E’ BUEA” (L’incontro sull’inglobamento HERA-ACEGAS al Savoia Excelsior Palace Trieste)

La gente (nella visione di un partecipante all’incontro)

La Sala Imperatore del Savoia Excelsior Palace è una cella frigorifera imbottita.
Fuori, le Rive a fuoco in una giornata rovente di fine estate.
Qui dentro, comode poltroncine color panna e un soffice gelo ovattato.

Dietro di me c’è il consigliere comunale Roberto Decarli (Trieste Cambia, organizzatrice dell’evento) che chiacchiera
con una persona seduta alla mia sinistra.
“Pensa che adesso pure le firme stanno raccogliendo contro la fusione… Ti rendi conto?”
“Beh ma si sa” -dice la persona accanto a me- La gente è buea.

Sullo schermo, una diapositiva mostra il titolo dell’incontro: “Hera-Acegas: le ragioni di una fusione”.
Basterebbe questo per capire cosa mi aspetta.
L’uso della parola “fusione” per descrivere questa operazione la dice lunghissima.
Sono in un teatrino di lusso e mi aspetta una recita e suppongo neppure tanto divertente, anzi.

Gli attori principali sono arrivati.
C’è il Sindaco di Trieste Roberto Cosolini.
C’è l’Amministratore Delegato di Acegas Cesare Pillon
C’è il Presidente di Hera Tomaso Tommasi di Vignano.
E poi c’è, diciamo, il narratore (che qui si chiama “moderatore” anche se non è chiaro cosa dovrà moderare dal momento che non è previsto un contradditorio)

La commedia può iniziare.
Le domande sono state concordate per toccare alcuni dei temi più controversi ma sono state impacchettate in modo da non mettere in difficoltà l’attore
ed per cercare di fargli fare la figura migliore possibile.

Si parte con Cosolini.
La domanda secca è “La fusione è conveniente per Trieste?”
Cosolini evidenzia tre aspetti.
La qualità del servizio.
L’occupazione che si dovrebbe generare.
La tutela del patrimonio comunale.
Sulla qualità del servizio ammette chiaramente di non poter dire nulla: giudicheranno i cittadini, quando si troveranno a giochi fatti sotto Hera, se la qualità è migliorata o peggiorata.
Sull’occupazione, dice che si sottoscriverà un accordo molto forte con i sindacati. Probabilmente.
Sulla tutela del patrimonio, promette che l’Amministrazione punterà a tutelarlo con questa iniziativa, ma poi non è detto che ce la faccia.
Insomma: un completo salto nel buio, però annunciato come l’Operazione del Secolo.
Cosolini è visibilmente teso e irritato: vorrebbe risultare rassicurante ma non ce la fa proprio e se ne esce con una BALLA CLAMOROSA.
Prendendosela con quelli che hanno paura che Acegas scompaia da Trieste, li attacca affermando che comunque anche se la fusione non fosse avvenuta (da notare: ne parlano sempre come di una cosa già successa anche se non è vero) qualora il Comune di Padova avesse deciso di vendere le sue quote a un privato e questo privato avesse deciso di spostare Acegas, ciò sarebbe successo in quanto Padova socio di maggioranza.
Tommasi di Vignano fa una faccia tipo “Che minchia stai dicendo?!” ma Cosolini non può vederlo e nessuno sembra notare la BALLA CLAMOROSA (per la cronaca, è Trieste a detenere la maggioranza).
Cosolini parla di un’azienda a un bivio che o dimagrisce (e non se ne parla… chi meglio di lui può sostenere questa posizione?) o “entra in un sistema”, che tradotto significa “si fa mangiare da Hera”.
Inevitabilità: d’ora in poi sarà la parola d’ordine.
E’ inevitabile che Acegas si faccia inghiottire da Hera.
Inevitabile.
Inevitabile.

Altra domanda del narratore a Cosolini: “Ma uno non potrebbe pensar male che tutte le amministrazioni comunali di Hera sono del PD?”
Testuale risposta di Cosolini: “Non è colpa mia se tutte le città più EVOLUTE del nord-Italia adesso hanno amministrazioni di centrosinistra”
Il narratore considera questa risposta esauriente e si ritiene soddisfatto.

Tocca a Pillon.
Pillon è più sicuro di sè rispetto a Cosolini, ma neppure tanto.
Attacca un pistolotto fasullo dicendo che lui è un uomo d’azienda che guarda ai numeri e non alla politica.
Peccato per Pillon che questa operazione sia tutta politica, in quanto spetta ai Consigli Comunali di Padova e Trieste l’ultima parola, e che quindi una distinzione
tra dinamiche d’azienda e dinamiche politiche qui sia del tutto impossibile.
Una cosa del genere, poi, detta da uno che nel 2011 ha regalato al PD 54.000 Euro è alquanto grottesca.
E’ senz’altro un uomo d’azienda: un uomo d’azienda DEL PD.
L’intervento rasenta la supercazzola numerica (sfilze di numeri che detti così a voce sono come niente perché ti ci perdi) e io sto per addormentarmi
quando vengo risvegliato all’improvviso da un’improvvisa incazzatura di Pillon con il consigliere comunale 5 Stelle Paolo Menis.
In un nano-secondo Pillon perde il contegno e le staffe e c’è il pericolo che esploda, ma ecco che alla terza interruzione pacata di Menis sento un urlo tipo ultras Curva Furlan alle mie spalle:

“BASTAAAA DEI!!!”

E’ un Decarli nervosissimo che, temendo possa crollare il teatrino, interviene con ruspante decisione e zittisce Menis.
Democraticamente eh, s’intende.

Tommasi di Vignano, bisogna dirlo, è un figo.
Un predatore che va a colpo sicuro.
Le beghe politiche con la gente buea se le sbrighino gli altri.
Lui conosce la Lezione: i piccoli vengono mangiati dai grandi.
Lui è con i grandi, ma non ti mangia e basta.
Una volta che ti ha divorato devi essergli grato perché sarai parte di lui e quindi i suoi successi saranno un po’ anche i tuoi.
Hera ci sta facendo un grande favore.
Basta con i campanilismi: nel Mercato Globale si muovono solo i grandi, i piccoli possono umilmente ambire a essere divorati dai grandi.
E’ – sì, esatto: avete indovinato!- INEVITABILE.

Il peggio deve ancora arrivare però.
Gli attori principali almeno capivi quello che dicevano.
Queste comparse dei sindacati sono talmente scarse che non ti puoi nemmeno godere lo spettacolo del loro asservimento perché fai letteralmente fatica
a capire quello che dicono.
Uno, con un tono arrogantissimo, ripete la frase “come dire” circa 743 volte in 5 minuti.
Potrebbero recitare la parte di Giuda in una recita scolastica delle elementari.
E sfigurare anche lì, come dire.
Poveri, poveri lavoratori se questi sono, come dire, i sindacati.

Al momento delle poche domande concesse al pubblico (gli attori devono prendere degli aerei e vanno di fretta), il suicidio appare una prospettiva allettante.
Una signora, rappresentante del Forum dell’Acqua Pubblica, riesce con due domande (scomode nelle intenzioni) a mettere con la prima in un’ingannevole ottima luce la fusione
(“L’acqua resterà pubblica?” “Certo signora, Hera è a maggioranza pubblica!” il che è vero, ma se si omette il fatto che era è composta praticamente solo da amministrazioni e uomini del centrosinistra, viene a mancare il dato politico davvero significativo!) e con la seconda a far fare alla gente che sostiene certi temi come questo dell’Acqua Pubblica la figura degli accattoni invidiosi (“E’ vero Pillon che lei guadagna 387.000 Euro all’anno? “Per mia fortuna, molti di più!”).

Il narratore a questo punto dopo aver ribadito per la 357esima volta che la trasparenza è una cosa bellissima ed è bellissimo che ci sia anche gente contraria a queste iniziative (l’ormai nota gente buea) fa terminare l’incontro al Sindaco che ci propone la minestra riscaldata dell’intervento precedente.
Praticamente sono già per le scale quando sento l’applauso della claque.
Esco dall’hotel pensando ai sospiri di sollievo che stanno tirando i protagonisti: tutto liscio, la gente (buea) se la berrà, la faccia è più o meno salva, o anche no, ma tanto chi se ne frega noi facciamo il cazzo che ci pare e chiuderemo nella Grande Cassaforte Rossa l’acqua ma – e diteci che non siamo geniali! – lasciandola formalmente pubblica così anche quando ci manderete a casa, saremo sempre noi con i nostri amministratori delegati che regalano casse di Euro al Partito a darvela!
Come dire.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,

PALLE DA RACCONTARE E BARILI DA SCARICARE

Donkey Kong esprime tutto il suo disappunto per non essere più il miglior scaricatore di barili sulla piazza

L’intervista sul Piccolo di oggi al Sindaco di Trieste Roberto Cosolini (argomento: la Ferriera di Servola), oltre ad essere un’impietosa istantanea del melmoso stato di immobilismo nel quale si ritrova la città, è pure uno tra i più clamorosi autogol del Sindaco.

Messo di fronte ad uno scriba del giornale che si limita a prendere nota delle sue parole, Cosolini si dipinge un autoritratto tra il grottesco e il surreale.
L’intervistatore non fiata, non ribatte.
Da scriba diligente, egli acriticamente va avanti imperterrito.

Afferma Cosolini che riguardo alla questione Ferriera di Servola:

“Lavoro e ambiente non vanno messi in contrapposizione Tra le due strade non ce n’è una che vince e l’altra che perde. In questo momento stanno perdendo tutte e due. Negli ultimi anni inoltre la vicenda è peggiorata.”

Il che significa ammettere mestamente la propria impotenza.
E potrebbe anche starci se poi non cercasse (affermando peraltro il falso) di darsela a gambe dicendo:

“Ci sono tentativi di scaricare la palla sul sindaco. Io, ripeto, ho a cuore la Ferriera e chi vive a Servola. Ma non ho né competenze, né risorse, né strumenti per fare politiche industriali e ambientali.”

E’ falso perché, come faceva notare un commentatore sulla mia pagina Facebook, Cosolini “lavorava all CNA, è ex presidente dell’EZIT, Ex assessore regionale del lavoro e più volte si è seduto su tavoli regionali riguardanti la Ferriera. Ma chi cazzo le deve sapere ste cose se non lui… “.
In più, aggiungo io, come Sindaco è responsabile delle condizioni di salute dei suoi cittadini.

Più parla, più affonda nelle sabbie mobili.
Prima afferma:

“In presenza di una tendenza significativa al miglioramento asseconderemo il percorso dell’azienda verso il contenimento delle emissioni. Se invece lo sforamento persisterà ci troveremo di fronte al dovere di imporre alla Lucchini la riduzione della produzione.”

E poi:
Gli investimenti e le migliorie che l’azienda doveva fare, così come indicato dall’Aia, non si sono viste. Questo ha peggiorato la percezione da parte della gente. Però non si sono create nemmeno le condizioni per la stabilità occupazionale del personale.”

E’ uno scherzo???
Azzardo una traduzione:
“Che non hanno fatto un cazzo di migliorie e se ne stanno fregando delle indicazioni dell’Aia, lo so benissimo. Ma se anche mi danno un minimo documento qualunque che attesti formalmente che qualcosa han fatto, riesco a tirare avanti per evitare che gli operai si incazzino e mi facciano casino.”

Ma il capolavoro assoluto è questo:

“DOMANDA: Lei che fa?

RISPOSTA: Il sindaco è in piazza Unità ed è reperibile ogni giorno. Siamo i primi interlocutori della popolazione, ma il primo attore per creare una prospettiva industriale è la Regione.

Cuor di Leone.
E’ la resa totale e incondizionata.
L’ammissione di non contare nulla pur di non assumersi responsabilità.
Uno spettacolo imbarazzante di pavidità e mancanza di attibuti.
E il tutto per giunta, non raccontandola neppure giusta come abbiamo visto più sopra.

Il Sindaco ha delle precise responsabilità, peccato che non voglia assumersele.

Uno dei punti finora più bassi raggiunti da questa Amministrazione Comunale.
Un raggelante punto di non-ritorno.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,